Scandalo Epatite C, farmaci a 45.000 euro. Come importarli dall’estero a prezzi bassi

epatite c

Una speranza in più per i pazienti affetti da epatite C,  coinvolti da una vicenda scandalosa. E’ possibile l’importazione dall’estero in questo modo..

Apprendiamo da Altroconsumo la sua denuncia fatta all’Antitrust  riguardo lo scandalo sui nuovi farmaci per l’epatite C.

Tali farmaci sono stati razionati dal Servizio Sanitario Nazionale per pure ragioni economiche.

Farmaci venduti a prezzi esorbitanti

Farmaci troppo costosi per lo Stato, Infatti dal 2015 ne ha concesso l’assunzione soltanto ai casi più gravi, secondo precisi criteri di accesso al trattamento.

Questa modalità ha condannato molti pazienti a veder peggiorare le proprie condizioni di salute per poter ricevere un trattamento  curativo, oppure li ha costretti a scappare in India, dov’è il farmaco generico è disponibile a basso costo nelle farmacie.

La cosa inaccettabile  è che i farmaci utili siano ancora a carico dei cittadini . L’aifa infatti, continua a trattare con le aziende prezzi sostenibili sui nuovi farmaci, per fare in modo che i prezzi esagerati non creino una barriera insostenibile tra paziente e cura.

Questo è quanto denunciato da Altroconsumo all’Antitrust, che è il colosso farmaceutico americano.

Tale colosso ha chiesto all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) dei prezzi stratosferici per i farmaci contro l’epatite C, si tratta del Sovaldi, quello fondamentale.

Tali prezzi sono totalmente scollegati dagli investimenti fatti per mettere il commercio il medicinale, per l’Italia si parla di 45.000 euro per un trattamento.

 

L’azienda arricchita

Il nome dell’azienda e Gilead, quella che voleva arricchirsi in fretta nel periodo di monopolio sulla nuova molecola (Sofosbuvir).

 L’azienda sapeva che sarebbero arrivati in commercio i concorrenti (strategia commerciale), fatto sta, che ha lasciato senza cure  migliaia di pazienti.

Tali pazienti ripetiamo, per anni sono stati indotti ad acquistare la terapia a prezzi più bassi all’estero, soprattutto in India.

 

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In Italia. In base a cosa è stato stabilito il prezzo

Abbiamo assodato che il prezzo del Sovaldi,  non ha alcun rapporto con i costi di ricerca e sviluppo .

Tale prezzo è stato stabilito valutando il mercato, e Gilead, l’azienda detentrice della tecnologia del farmaco, ha fatto uno schema con diversi prezzi da 60.000 fino a 120.000 dollari, valutando attentamente per ciascun prezzo, quale sarebbe stata la reazione delle istituzioni, la reazione delle case farmaceutiche, dei medici dei pazienti e di ogni settore del mercato.

Infine ha scelto il prezzo massimo che il mercato avrebbe potuto sostenere

Tale azienda, era perfettamente consapevole che un determinato prezzo avrebbe ostacolato l’accesso al trattamento per migliaia di malati, però invece di abbassarlo, ha tenuto una posizione salda di fronte alle richieste delle associazioni di pazienti e di medici.

Per quanto riguarda il nostro paese, ha dovuto subire questi prezzi, altrimenti non avrebbe potuto guarire i 65.000 pazienti gravi diagnosticati dal 2014 ad oggi.

E oggi?

Il contratto tra Italia e Gilead  è scaduto e a  capo dell’Agenzia italiana del farmaco abbiamo un nuovo direttore, Mario Melazzini ,con il quale la musica sembra cambiata.

Con l’arrivo anche della concorrenza, Gilead, non ha più la posizione di forza a tenuta fino a qualche tempo fa.

Tuttavia Melazzini,  lancia un’intervista alla Stampa lo scorso 17 febbraio, avvertendo che se Gilead non abbassa il prezzo a €4000, l’ Italia potrebbe decidere di produrre in proprio negli stabilimenti farmaceutici bai-passando le norme sui brevetti.

In che modo?

Attraverso degli accordi internazionali applicati, che, in caso di emergenza di salute pubblica, consentono agli Stati, in questo caso l’Italia, un ricorso alla licenza obbligatoria per la produzione di un determinato prodotto.

Ci chiediamo perché non si è ricorso a questo strumento già passato

 

Come importare il farmaco per l’epatite C dall’estero

Dal momento in cui, l’abbassamento dei prezzi sembra vedere una strada ancora  abbastanza lunga, si apre una piccola speranza ai malati di patite C, a,i quali, in alcuni casi è permesso richiedere l’importazione di un farmaco da un paese estero, per uso personale.

Questo è quanto specificato dalla nuova circolare ministeriale del 23 marzo, che precisa in quali casi si può richiedere l’importazione.

A differenza di quanto stabilito dalla vecchia normativa 1997…

 

La valida alternativa terapeutica è riconosciuta” anche ” quando.

  •  Il medicinale che si vuole importare  presenta diverso dosaggio di principio attivo, una diversa via di somministrazione, eccipienti diversi, o una diversa formulazione di principi attivi , pur in presenza di analogo medicinale in Italia.
  •  L’importazione del farmaco contro l’epatite c , è consentito anche quando il paziente non ha la possibilità di accedere al medicinale disponibile in Italia, in quanto lo stesso paziente non rientra nei criteri di eleggibilità al trattamento, per la sua eccessiva onerosità .

In pratica, il paziente italiano a volte vede rifiutarsi l’accesso a delle cure, perché si ritrova in una situazione dove la cura sarebbe troppo onerosa. In questo caso può ricorrere e può essere autorizzato all’importazione all’estero, cosa che con la legge del 1997 non era possibile, in quanto era molto difficile ricevere l’ importazione di farmaci diversamente autorizzati nel nostro paese.

 

Altri criteri..

 

In alcuni casi la circolare nuova precisa che valgono ancora le norme principali dettate dal decreto del 11 febbraio 1997, ricordando che,

  • è possibile importare da un paese estero il farmaco se l’importazione ha delle oggettive ragioni di eccezionalità .

In questo caso il medico curante riterrà opportuno sottoporre il paziente malato di epatite c , a un trattamento con un medicinale autorizzato in un altro paese estero, in accordo con il paziente stesso.

Le regole per fare richiesta d’ importazione

  • Bisogna scaricare questo modulo , che deve essere compilato dal medico curante in tutti i suoi campi.
  • Successivamente tale modulo sarà inviato al Ministero della Salute, cioè al corrispondente ufficio doganale dove si eseguono le formalità d’importazione. (Uffici periferici di sanità marittima, aerea e di frontiera e servizi territoriali di assistenza sanitaria al personale navigante e aeronavigante (USMAF-SASN) .
  • La dogana, una volta acquisito il parere favorevole degli uffici ministeriali preposti consentirà l’importazione.
  • Ovviamente, il modulo dovrà contenere tutti i dati riguardante il medicinale, (il nome, la forma, il principio attivo, la ditta produttrice e la dichiarazione che il medicinale sarà regolarmente autorizzato nel paese di provenienza.)
  • Gli estremi del medico e la motivazione per la quale si richiede è inoltre importante. Il medico dovrà precisare il numero di confezioni da importare in base alla cura che dovrà sostenere il proprio paziente. ( E’ da tener presente che il decreto consente di importare farmaci fino a un quantitativo di 90 giorni di terapia punto).

 

Per quanto riguarda i costi?

“Ovviamente”, è  tutto a carico del paziente richiedente.

I costi a carico del Servizio sanitario sono possibili solo nel caso in cui a fare la richiesta d’importazione, sia una struttura ospedaliera, per l’Impiego in ambito ospedaliero.

In conclusione

Anche se amara, una piccola speranza si apre per i malati di epatite C , i quali con qualche accorgimento, e le solite pratiche burocratiche, potranno avere accesso a medicinali provenienti da paesi esteri a costi più bassi.

Il lato negativo della questione, è che purtroppo, rientriamo in uno di quei paesi In cui il costo di un ciclo di cure con il Sovaldi costa €45.000 al paziente, al confronto delle €860 in India, le €700, in Egitto degli €850 in Pakistan.

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Grazie, alla prossima.

Tratto da Altroconsumo

Riproduzione consentita solo se l’articolo non viene modificato, includendo i link incorporati e riportando la fonte attiva. In tutti gli altri casi è riproduzione vietata.

 

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