Buccia di agrumi trattata con additivi. Come evitare gli agrumi trattati

agrumi

Quando al bar ordiniamo una spremuta di agrumi c’è il rischio di bere anche alcuni additivi usati per il trattamento della buccia. L’indicazione in etichetta non è obbligatoria.  Vediamo ancora una  volta come evitare queste “marachelle” dell’industria alimentare.

E’ giusto indicare il trattamento sulla buccia degli agrumi sulle confezioni dirette al consumatore finale? Certamente si,  eppure la legge non obbliga l’indicazione in etichetta . 

Per questo motivo, recentemente, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea,  ha espresso la necessità di riportare sugli imballaggi di agrumi, limoni. arance mandarini, le indicazioni precise riguardo gli agenti conservanti o le sostanze chimiche utilizzate nei trattamenti effettuati sulla superficie esterna (buccia).

Gli agrumi vengono spesso trattati con dosi elevate di sostanze chimiche  e la loro buccia viene utilizzata per la preparazione di bevande ed alimenti come marmellate, quindi crostate ecc.

Per questo ed altri motivi, a nostro avviso, è assolutamente corretto fornire ai consumatori, almeno le giuste informazioni.

 

 

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Prima di andare a vedere qualche consiglio per evitare prodotti trattati, andiamo a capire la tipologia di trattamenti che viene effettuata sugli agrumi nel post-raccolta.

Tipologie di trattamenti post- raccolta

Si utilizzano generalmente diversi additivi come:

  • le paraffine,
  • il polietilene,

e sostanze come:

  • il difenile,
  • l’ortofenile,
  • l’otofenilfenolo,
  • il tiabendazolo che è meglio evitare in certe concentrazioni tossiche.

 

D’altro canto, ci sono anche delle cere naturali, come la cera d’api che è del tutto innocua e viene o ad esempio usata per lo strato di copertura delle caramelle.

Anche tali cere però possono divenire un problema dal momento in cui,  la gommalacca,  è prodotta dalla secrezione di insetti sacrificati, ed è quindi di derivazione animale.

Un vegano, o un vegetariano non sarebbe molto contento sapendo che sta mangiando un frutto non rispettando i principi etici della tua scelta, sarebbe giusto almeno saperlo.

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Che funzione ha la gommalacca sulla buccia della frutta?

Basti pensare che si usava per patinare i mobil,  ad esempio, ma anche per la fabbricazione dei dischi .

Viene utilizzata nel trattamento della frutta perché questa permette di :

  • apportare un effetto lucidante,
  • sigillare i pori della buccia non permettendo la respirazione del frutto
  •  rallentare così il processo d’ invecchiamento del frutto, aumentandone la vita commerciale.

 

Perché gli agrumi vengono trattati?

Come puoi ben immaginare, al contrario, non avrebbero una durata commerciale sufficiente.

 I trattamenti post raccolta servono alla catena distributiva e ai supermercati.

Supponiamo che la catena sbaglia le tempistiche e ha una quantità eccessiva di frutta da gestire.. in questo modo, con i trattamenti la può conservare più a lungo .

Il lato negativo, in termini pratici, è visto soltanto dal consumatore perché vede acquistare un prodotto con una grossa perdita qualitativa.

Inoltre, come puoi immaginare, più si acquista un prodotto di importazione,  più si ha la possibilità, anzi quasi la certezza, per le questioni tecniche appena spiegate, che il prodotto è trattato con lacche o additivi.

E acquistando un prodotto italiano?  Purtroppo anche arance e agrumi italiani possono essere trattati con additivi in superficie.

 

Come riconoscere, quindi, un prodotto trattato?   

Gli agrumi italiani sono trattati dopo la raccolta con le cere, per dare la lucentezza ai frutti.

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Secondo la legge italiana, il confezionatore devi indicare in etichetta se, e quale tipo di cera ha usato per le arance, questa dicitura non è obbligatoria per gli altri frutti.

Anche se la questione non ci piace a prescindere, in questo modo, almeno possiamo sapere con quali sostanze sono state trattate le bucce degli agrumi, che possono essere:

  • E 901: c’era d’api bianca e gialla. E’ sconsigliato il prodotto che è stato trattato con questa sostanza perché può provocare delle allergie, anche se il trattamento è più natural.
  • E 904: gommalacca. E’ accettabile, però può provocare delle allergie.
  • E914: cera polietilenica ossidata. E’ accettabile, non sembra provocare allergie o reazioni di ipersensibilità 
  • Imazil: è un pesticida. Si deposita sulla buccia ed è possibile anche ritrovarlo all’interno della polpa,  colpisce fegato e sistema nervoso, resta a lungo nel suolo e nei frutti. Ovviamente, è super sconsigliato
  • Tiabendazolo E233: E’ un conservante sintetico fungicida, antimuffa e antiparassitario. Viene spruzzato sulla superficie di alcuni agrumi per permetterne  la conservazione in tempi più lunghi, questo componente viene idrolizzato nel fegato ed eliminato dai reni, sembra non avere effetti collaterali tossici sulla salute dell’uomo, ovviamente si può sempre scegliere di meglio.

 

Perché scegliere un prodotto italiano?

Se gli agrumi italiani vengono trattati di per se, figuriamoci quelli importati dall’estero, ma la cosa più assurda è che, mentre in Italia per alcuni frutti, in particolare le arance c’è l’obbligo di indicazione delle sostanze con le quali sono state trattate, anche se in superficie, per i prodotti esportati all’estero non c’è questo obbligo, perché l’Unione Europea la pensa diversamente.

Quindi, acquistando un prodotto importato, avrete la quasi certezza di consumare un agrume trattato, ma non troverai mai l’indicazione in etichetta

 

Come individuare agrumi non trattati?

    1 .  Ancora una volta, dovremmo ricorrere ai prodotti biologici, perché questi ultimi non subiscono lavorazioni dopo la raccolta,      con sostanze  di sintesi.

     2. Un altro accorgimento importante è fare la differenza tra agrumi venduti con le foglie e agrumi venduti senza foglie.  

Quelli con le foglie, rappresentano agrumi che non hanno subito alcun trattamento post raccolta, cioè:

  • non sono stati lavati in vasca,
  • non sono stati passati sul tapis roulant ,
  • non sono stati lasciati espugnare,
  • non sono stati cerati e spazzolati

Perché tutto, ciò non sarebbe stato possibile con la presenza di foglie.

Questo non significa che quelli senza foglia, (per la maggior parte) sono tutti t,rattati, ma ci sono delle aziende che vendono il prodotto con la foglia proprio per evidenziare la loro qualità, se le trovate preferitele.

3. Infine bisogna considerare le autodichiarazioni delle aziende.

La normativa prevede l’obbligo di dichiarare i trattamenti in etichetta,  ciò significa che l’utilizzo di trattamenti devono essere presenti in etichetta, per quanto riguarda le cere invece, non è obbligatorio indicare in etichetta perché non sono considerati degli additivi ma dei coadiuvanti tecnologici.

Con un po’ di comprensione in generale, qualche accorgimento in più, è possibile acquistare prodotti che non hanno subito particolari trattamenti, anche se dobbiamo ammettere che la questione diventa sempre più difficile.

Sei trovato questo articolo smart, per un piccolo ed efficaci cambiamento sui prossimi acquisti alimentari, condividilo con gli altri. Grazie. alla prossima.

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Jessica è una studentessa e lavoratrice nel campo digital marketing, ha cominciato ad occuparsene quando ha capito che poteva trasformare il lavoro nella passione per il benessere, la crescita personale, il vivere quotidiano. E da allora non ho mai smesso di produrre qualsiasi guida utile, ad un miglioramento della qualità della vita.

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